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Omosessualità e eterosessualità, alla pari

 Sarantis Thanopulos

 Michele Macfarlane è una donna di 46 anni che vive in Sudafrica. È stata intervistata da “The Guardian” in occasione di una visita a Londra per la promozione di un libro in cui racconta la sua singolare esperienza. Nove anni fa, quando viveva con il marito e con i loro tre figli (due maschi e una femmina), assunse come ragazza alla pari Marizette, una giovane donna “alta con spalle ampie, pancia piatta e braccia forti”, di cui si accorse che fosse gay. Avvertì un’attrazione non definita ma intensa che pensò di poter controllare senza grosse difficoltà. Quando disse a sua madre che la sua ragazza alla pari le sembrava gay, lei rispose: “Così non rischi che tuo marito scappi con lei”. Suo malgrado Michele scivolò in una relazione erotica “senza confini” con Marizette  e lasciò il marito. Nel 2009 le due donne si sposarono per separarsi due anni dopo. Oggi Michele vive insieme ai suoi figli con una nuova compagna, con la figlia di lei e con la bambina che ha adottato con Marizette.

Quando Michele, madre a tempo pieno, assunse Marizette  era in difficoltà nella cura dei figli a causa di un deterioramento forte della sua vista e aveva bisogno che qualcuno guidasse per lei e le porgesse il braccio per aiutarla a camminare. A suo dire fino a quel momento era stata un’eterosessuale pura e solo dopo ha scoperto la sua condizione omosessuale, un fatto precedentemente inconcepibile. Questa scissione temporale totale tra omosessualità e eterosessualità è poco credibile: la percezione di una propria inclinazione  omosessuale è presente fin dall’adolescenza. In realtà nella pretesa di un’incompatibilità perfetta tra le due declinazioni fondamentali della sessualità, trova espressione un antagonismo latente ma potente tra il bisogno di sicurezza e il lasciarsi andare senza riserve nella soddisfazione erotica.

La ridefinizione dei legami sentimentali e familiari, a partire dalla parità  tra l’omosessualità e l’eterosessualità nel campo della relazione coniugale e della genitorialità, deve fare i conti con la presenza di stereotipi relazionali che travalicano la riformulazione  legislativa e culturale dei legami affettivi ed erotici. La forza di questi stereotipi (il cui potere normativo deriva dalla consuetudine e non dall’ordinamento giuridico vigente) sta nella loro capacità di contrastare lo sconvolgimento della nostra posizione nel mondo di cui è foriera la passione amorosa.

Nel vissuto di Michele confliggono l’esigenza di fidarsi ciecamente dell’altro (accentuata dal suo problema alla vista) e il desiderio di lasciarsi andare in un’esperienza amorosa senza confini. Questo conflitto -che ha trovato una transitoria composizione nell’attrazione per le “forti braccia” di Marizette-  è presente nella coniugazione difficile della sua insistente vocazione materna con il desiderio nei confronti del suo partner erotico (l’uomo prima, la donna dopo). Nei genitori, l’accudimento dei figli -dove è sempre presente la proiezione di un bisogno personale di cura- entra spesso in competizione con la profondità e la compiutezza della propria esperienza erotica. La difficoltà di prenderci reciprocamente cura all’interno della relazione di desiderio ci spinge a ripiegare nel bisogno di stabilità inseguendo obiettivi rassicuranti e consolatori -che possono trovare nell’impegno nei confronti dei figli un terreno molto favorevole. Ci affidiamo così a canoni comportamentali secolari -che si oppongono all’apertura all’imprevisto e ad una esposizione unilaterale all’alterità- di fronte ai quali la scelta omosessuale e quella eterosessuale sono parimenti vulnerabili.

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