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Maschere di morte

Sarantis Thanopulos

Un articolo pubblicato sulla rivista inglese “Journal of Aesthetic Nursing” (Giornale di Assistenza Infermieristica Estetica) ha avuto grande risonanza mediatica al di là dei confini britannici. Nell’articolo si afferma l’esistenza di una crescente tendenza tra i giovani di età inferiore a 25 anni a ricorrere a iniezioni di botox per levigare la loro faccia. Helen Collier, un’infermiera specializzata in medicina estetica che è l’autrice della ricerca, sostiene  “che i reality televisivi e la cultura della celebrità stanno conducendo i giovani a idealizzare la faccia che è inespressiva, congelata”. Le sue affermazioni hanno ottenuto l’appoggio di Rajiv Grover, presidente dell’Associazione Britannica dei Chirurghi Plastici che considera la pratica delle iniezioni cosmetiche nei teenager “moralmente sbagliata”.

Collier fa sua la teoria psicologica del “feedback facciale” secondo la quale gli adolescenti imparano a relazionarsi emotivamente con gli altri imitando le espressioni del loro volto. Il punto che le interessa sottolineare è che il diffondersi della moda di una faccia svuotata della sua mimica, possa danneggiare la capacità dei giovani di esprimere e di comunicare correttamente i loro sentimenti e inibire il loro sviluppo emotivo e sociale.

Sta prendendo forma nel campo della chirurgia estetica una presa di posizione: le iniezioni di botox andrebbero fatte solo all’età in cui le rughe iniziano a farsi sentire; in età giovane sarebbero dannose emotivamente e quindi inammissibili eticamente. Questa distinzione non regge. Le facce levigate sono inespressive anche a sviluppo emotivo pienamente acquisito. Tolgono alle emozioni non solo la possibilità di essere comunicate in un modo immediato e incisivo (a cui le sole parole non bastano) ma anche la possibilità di essere pienamente vissute.

La questione etica posta da Collier è espressione dell’oscura percezione di un problema che riguarda la cultura del restauro del corpo in cui siamo immersi. Le soluzioni del problema sono incoerenti perché la sua messa a fuoco è inadeguata. Quando si introietta una cultura metterla in discussione è difficile.

I più danno per scontato che la chirurgia estetica sia un aggiustamento di bellezza (per riparazione, perfezionamento o creazione ex novo). Lo è senz’altro (con tutti i pregi e i difetti che ciò comporta) ma sotto la ricerca di un miglioramento estetico al servizio del narcisismo di vita si sta diffondendo silenziosamente un narcisismo di morte di cui la faccia congelata è un indizio credibile. Il vero significato di questa faccia, il cui successo tra i giovani ha fatto scattare l’allarme, lo si deve cercare a partire dagli adulti. Le rughe che si vogliono cancellare sono la storia dell’espressione  e della comunicazione condivisa delle proprie emozioni ma anche di un modo soggettivo, originale di viverle. Essendo parte della propria storia emotiva sono elementi viventi sempre in movimento che non si possono annullare senza intaccare  la profondità del proprio mondo interno e senza emarginare l’elaborazione delle perdite.

Si ritiene che eliminare le rughe sia un tentativo di fermare il tempo della decadenza verso la morte. Tuttavia non si ferma la morte rallentando la vita interiore, così la si accelera. La diffusione delle facce immobili tra i giovani mostra che ciò che si vuole fermare non sono le rughe e il logorio che esse testimoniano bensì il movimento della vita e il decentramento, sconvolgimento dell’esperienza soggettiva che esso comporta.   Sono maschere di morte che combattono la paura di vivere, la terribile malattia dell’anima che infesta la nostra epoca.

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