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L’amore dei nostri sogni

Sarantis Thanopulos

Una giovane americana ha conosciuto durante un lungo volo dagli Stati Uniti al Canada un italiano che le è apparso come l’uomo dei suoi sogni. Forse presa dall’emozione, forse dai suoi affari (è un’imprenditrice) alla fine del viaggio ha dimenticato di chiedergli il numero di telefono. Resasi conto della sua distrazione la sera stessa è corsa ai rimedi: ha inviato via Twitter un messaggio alla compagnia aerea del suo volo per rintracciare l’uomo trovato e perso. Ha fornito come indizi il numero del volo e le uniche informazioni che aveva su di lui: il nome di battesimo e la città di nascita. “È il mio futuro marito” ha annunciato alla compagnia che le è venuta incontro. Mobilitando amici e volontari di vario tipo la donna è riuscita a coronare il suo sogno: l’uomo e stato rintracciato e si è posta fine alla sua inconsapevole fuga.

Potenza congiunta del Twitter, della caparbietà femminile e dell’amore (che non si riconosce nella prudenza e non conosce ostacoli). Statisticamente queste favole a lieto fine non hanno un grande futuro ma le statistiche sono fatte per essere ignorate: né i sentimenti né gli impulsi le seguono. Certo la sposa autoproclamata (una volta ci voleva il consenso preventivo del partner) sembra un po’ sbrigativa oltre che molto determinata. Per il colpo di fulmine non si può che tifare ma la sua trasformazione in una caccia organizzata, trasmessa in diretta, qualche dubbio lo solleva. L’amore è stato violato in quattro sue condizioni fondamentali: l’indeterminazione, l’immaginazione, il lutto, il sogno.

Mai si può determinare l’amore: le strade che prende, le sue divagazioni, le sue dilazioni e le sue accelerazioni. L’amore determina non è determinato, ama gli imprevisti, le incertezze, le improvvisazioni; non regge il calcolo.

L’immaginazione è il suo miglior servitore: chi ama non vede e non tocca con mano ma immagina, intravvede. Immaginare non è fantasticare ma intuire dove la realtà può svelarsi ai nostri desideri schiudendosi a loro, dove le nostre emozioni e i nostri pensieri possono diventare sensibilità, comprensione sentita del mondo. L’immaginazione amorosa rifugge la prigionia dell’oggetto amato perché preferisce anelarla, crea nodi metaforici che mentre annodano trasportano anche i sentimenti altrove, irradiandoli verso la vita.

Don Chisciotte trasporta il suo desiderio in un mondo privo di immaginazione, vaga in un deserto in cui la concretezza delle cose schiaccia la possibilità di sentirle e di viverle, perché si sostituisce al senso di mancanza, al lutto, che le rende reali e desiderabili: le cose che non si perdono non esistono veramente. In un modo che non è malato di pragmatismo Dulcinea è un oggetto che trasforma la perdita in capacità di sognare, come accade nell’incontro con la donna o l’uomo del nostro destino, che mai vedremo più, in treno, in un bar o in una passeggiata vicino al mare.

La dimensione onirica del nostro rapporto con la realtà (il sogno della veglia e del sonno), che ispira l’immaginazione, è la vera dimora dell’amore perché è il luogo in cui ciò che è perduto riappare insieme identico e in trasformazione in modo da eludere ogni nostra velleità di costituirlo secondo le nostre intenzioni. Amiamo sempre ciò che abbiamo perduto come lo ritroviamo in termini di potenzialità tra ciò che è stato e ciò che potrebbe diventare, tra la sua familiarità e la sua estraneità (che ci apre all’alterità), cioè per come lo possiamo sognare. La donna che ha sequestrato l’amore dei suoi sogni nel Twitter è come Sancho: vorrebbe tanto sognare, per amare, la realtà ma non ce la fa.

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