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Il corpo nella seduta analitica

SEMINARI CLINICO-TEORICI CON S. THANOPOLUS
IL CORPO NELLA SEDUTA ANALITICA: CORPO DEL PAZIENTE, CORPO DELL’ANALISTA.

Obbiettivo di queste giornate di studio è l’analisi delle implicazioni che il corpo “malato” del paziente introduce in analisi. Sia che si tratti di pazienti con DCA, il cui corpo risente secondariamente gli effetti di una patologia eminentemente psichica, sia che la sofferenza psichica risulti connessa ad una patologia somatica, il corpo veicola comunicazioni condensate che impongono modificazioni sia all’assetto mentale o, più propriamente, psico/somatico dell’analista, che relativamente alla tecnica d’intervento. Attraverso il lavoro seminariale cercheremo di comprendere quali modificazioni la massiccia presenza del corpo “malato” e/o l’assenza/carenza di mentalizzazione rendano necessarie da un punto vista tecnico ed analizzeremo le variazioni delle dinamiche di transfert/controtransfert e dei processi d’identificazione e contro-identificazione. La presenza/assenza/trasparenza del corpo; la minacciosiità angosciante di un corpo a rischio di morte, informa e trasforma la relazione analitica. Quando la “cosa”. (Das Ding) sembra primeggiare rispetto alla “parola”, evidentemente l’interpretazione non basta. Confronteremo quindi setting analitico e setting psicoterapeutico. Una particolare attenzione verrà rivolta all’analisi di queste dinamiche nel setting gruppale e del gruppo monosintomatico in particolare.

 

I INCONTRO
Oltre la parola. Aspetti somatici della relazione analitica.

A partire da un caso clinico presentato da un discente, si cercherà di focalizzare l’attenzione sulle modifiche tecniche necessarie al trattamento di pazienti con carente capacità di mentalizzazione e funzione riflessiva. In particolare ci si soffermerà sulla difficoltà di tali pazienti a mettere in parole il disagio, e sulla loro tendenza a spostare problematiche di carattere psichico su un livello somatico. Laddove è il sintomo somatico a parlare, l’analista dovrà rinunciare al primato dell’interpretazione ed essere presente con l’intera persona. In questi casi l’intervento viene a connotarsi secondo modalità caratteristiche, che diversi autori hanno descritto in termini di “azione parlante”, azione interpretativa, interpretazione agita. Si tratta di interventi resi necessari ed attivati dalle difese pre-verbali utilizzate da i pazienti. Difese che possono mettere a dura prova la tenuta dell’analista e che impongono l’individuazione di modalità d’intervento differenti rispetto al setting classico. Sarantis Thanopulos sviluppa un’interessante elaborazione a partire dal tema, a suo avviso trascurato, di quelle Freud definisce “le propaggini dell’inconscio” e propone una modalità di essere in seduta che consenta al paziente “l’uso spietatao dell’analista”.

 

II INCONTRO
Il corpo nelle dinamiche di transfert e controtransfert.

A partire da un caso clinico presentato da un discente, ci soffermeremo su un aspetto poco trattato in letteratura: i sintomi fisici del controtransfert. Si tratta di forme di “conversione sana” (G: Benedetti) che evidenziano la profondità e l’integrità di vissuti, impossibili a cogliersi altrimenti nella loro interezza. Accanto ai sogni, del paziente e ai sogni di controtransfert; all’attenzione selettiva alla prosodia; alla rèverie e a quello stato “regrediente” che nella teorizzazione dei. Botella, consente la “figurabilità” psichica, i sintomi fisici del CT rappresentano una via privilegiata d’accesso all’i”nconscio. non rimosso” , in cui il materiale, depositato antecedentemente alla verbalizzazione, può essere recuperato solo attraverso l’ìattivazione di aree cerebrali maggiorrmente funzionanti in situazioni regressive o riattivanti dimensioni traumatiche. Se adeguatamente lette e utilizzate, le esperienze dell’analista in seduta, possono favorire un lavoro di interpretazione che rifletta, invece di significare, vissuti che emergono spontaneamente, per la prima volta, consentendone la metaforizzazione.

 

III INCONTRO
Il corpo nella seduta analitica: corpo del paziente, corpo dell’analista.

A partire da un caso clinico, si metterà in rilievo come né l’interpretazione del fantasma, né la riflessione nel discorso psicoanalitico di una parte dell’esistenza spontanea del paziente precedentemente preclusa (che tanto può essere riflessa quanto lascia la sua impronta nell’assetto mentale ed emotivo dell’analista, trasformandolo), possono prendere una forma vera se il paziente non riesce a usare in modo spietato l’analista. La disponibilità dell’analista a farsi usare spietatamente dal paziente (e la sua capacità di sopravvivere all’uso, mantenendosi vivo) è il risultato di una condizione specifica favorita dal dispositivo stesso del lavoro psicoanalitico: l’attivazione della dimensione isterica, onirica, dell’esperienza che consente all’analista di identificarsi con il paziente pur mantenendo, al tempo stesso, la sua distinta identità.

 

IV INCONTRO
Il corpo nel setting gruppale.

A partire da materiale clinico, analizzeremo la presenza e il ruolo della dimensione corporea all’interno della seduta di gruppo. In particolare si cercherà di analizzare come il corpo dell’altro all’interno del gruppo monosintomatico possa rappresentare un potente strumento di rispecchiamento e di attivazione desiderante- Nel setting gruppale ed in particolare nel gruppo monosintomatico è interessante osservare come i “corpi” seguano e diano rappresentazione ai movimenti psichicii e come, in una fase maggiormente avanzata del trattamento il corpo possa esprimere le più significative trasformazioni del Sé. I processi imitativi, sempre massicciamente presenti nei gruppi, assumono un particolare rilievo nel favorire il recupero di una femminilità da sempre negata in pazienti con DCA e conseguentemente l’accesso alla dimensione della maternità. Le trasformazioni corporee delle pazienti e del gruppo sembrano realizzarsi per effetto di un’amplificazione temporale che connette le vicissitudini attuali con il break down adolescienziale attraverso l’elaborazione delle vicissitudini problematiche inerenti la relazione primaria. Ci soffermeremo quindi sull’analisi delll’amplificazione anche trasgenerazionale di cui il contenitore gruppale sembra favorire l’emergere.

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