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Incontri genitori-insegnanti

Prevenzione dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) per insegnanti e genitori
 

Analisi del problema
Il piano Nazionale Prevenzione evidenzia che “i Disturbi del Comportamento Alimentare costituiscono una delle emergenze sanitarie più preoccupanti dell’emisfero occidentale. La diffusione della patologia ha una rapidità ed una rilevanza sconcertanti: non c’è alcun altro esempio di patologia psichiatrica con una simile propagazione e con le caratteristiche di una vera e propria epidemia sociale”.
I DCA si sviluppano in fasce di età sempre più precoci, fino a comprendere l’età pediatrica, tanto che si è portati a parlare di “baby anoressia” (13% dei casi), ed abbracciano fasce della popolazione sempre più estese (anche per quanto riguarda la popolazione maschile), con manifestazioni di vario genere (ortoressia, vigoressia).
Nel percorso di cura di persone adulte con DCA, emerge chiaramente come i primi prodromi di questo disturbo fossero presenti già nell’infanzia e nell’adolescenza nella forma di lievi disordini alimentari, non riconosciuti come segnali di disagio.
La difficoltà nel riconoscere il disagio psicologico in età pediatrica dipende dal fatto che il bambino spesso lo manifesta esclusivamente a livello corporeo: ecco quindi che anche alcune forme di vomito, di intolleranza o di selettività alimentare possono avere un’origine psicogena.
Le difficoltà connesse con l’alimentazione tuttavia  possono anche essere transitorie e associate a momenti particolari dello sviluppo: in questo caso si risolvono spontaneamente e lo sviluppo riprende il suo corso armonioso. Altre volte, invece, si assiste all’emergere di un vero e proprio disturbo alimentare.
L’individuazione del disagio ad uno stadio precoce è spesso associata ad una risoluzione sintomatica più rapida.
È quindi fondamentale fornire agli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, pediatri) gli strumenti per riconoscere eventuali situazioni di difficoltà ed intervenire in modo precoce con un intervento specialistico mirato, prima che si strutturi un vero e proprio disturbo.
I disordini alimentari spesso nascono dalla difficoltà dei figli di riconoscere e sperimentare un rapporto di dipendenza affettiva vissuto serenamente, in grado di favorire un naturale processo di autonomia: sono quindi disturbi della relazione.
Nelle persone che presentano disturbi di questo tipo si riscontra una forte tendenza a vergognarsi e a non voler riconoscere la difficoltà su un piano emotivo-relazionale.
A questo livello la patologia innesca un complesso meccanismo psicologico colpevolizzante che induce i genitori (loro malgrado) a minimizzare il disagio per non allarmare il figlio, e a proteggerlo da eventuali segnali di preoccupazione che potrebbero giungere da insegnanti, pediatri o psicologi, e che potrebbero portare ad un efficace intervento specialistico.
Questo rende difficile all’insegnante ed al pediatra offrire la propria osservazione in modo costruttivo, poiché il rischio è che venga sentita come una scorretta invasione di campo. Si viene così a creare una frammentazione anziché una collaborazione.
 
Perché la prevenzione a scuola
Gli studi sui programmi di prevenzione evidenziano che la prevenzione scolastica è uno degli strumenti più efficaci, poichè permette di rinforzare i fattori di protezione attraverso la valorizzazione delle capacità osservative ed educative degli adulti di riferimento.
Nel contesto scolastico i bambini si confrontano con esperienze di separazione dall’ambiente familiare e di progressiva autonomia, in uno spazio protetto. Per queste caratteristiche la scuola è il luogo elettivo in cui poter osservare potenziali aree di debolezza rispetto a problemi di dipendenza.
 
Obiettivi
Il progetto si propone di

  • sostenere gli adulti di riferimento (genitori, insegnanti e pediatri) sensibilizzando rispetto al problema e potenziando la loro capacità di affiancare e guidare i bambini nel complesso percorso di crescita.
  • offrire uno strumento di comprensione della dinamica psicologica del problema che riveli la domanda affettiva sottostante al disturbo
  • costruire una rete collaborativa genitori-insegnanti-pediatri per contrastare la tendenza della patologia a creare tensioni e contrasti, che, se non adeguatamente compresi, portano a trascurare la difficoltà nel momento in cui l’aiuto potrebbe essere più efficace.

 
Temi

  • caratteristiche dei DCA (sintomi, fattori di rischio, fattori di protezione, caratteristiche psicologiche associate al DCA, transitorietà dei disturbi, interferenze emotive, ecc…)
  • impatto dei DCA sulle dinamiche familiari e sui rapporti interpersonali allargati
  • difficoltà che possono incontrare i familiari
  • difficoltà che possono incontrare gli insegnanti (nel rapporto diretto con l’allievo, nel rapporto con i genitori dell’allievo, nel rapporto con il gruppo-classe)
  • difficoltà che possono incontrare i pediatri
  • strategie di gestione e di rinforzo dei fattori di protezione
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