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Cura

ATTIVITA’ CLINICA

  • Colloqui informativi
  • Colloqui di valutazione
  • Supporto psicologico (adolescenti e adulti)
  • Sostegno alla genitorialità pre-post partum
  • Psicoterapie individuali
  • Psicoterapie di gruppo
  • Gruppi Balint per genitori
  • Supporto medico-psichiatrico

L’approccio utilizzato è di tipo multidisciplinare integrato, indicato dal Ministero della Sanità come il più valido per la cura e la riabilitazione dei disturbi del comportamento alimentare.

Il modello multidisciplinare prevede l’intervento di un’équipe composta da diverse figure professionali. Il contesto istituzionale è il luogo nel quale si integrano le diverse competenze degli psicoterapeuti e degli altri operatori che, insieme al paziente, costruiscono un progetto psicoterapeutico, individuale o di gruppo, oltre che medico-nutrizionale ed eventualmente psichiatrico.

Questo approccio secondo le “linee guida” nazionali e internazionali é più efficace rispetto ad interventi parcellizzati di singoli professionisti.Il paziente può così essere seguito in un unico luogo e inserito in un percorso  che include i suoi diversi livelli di funzionamento (corporeo, individuale, familiare e relazionale), trattati in modo sia specifico sia integrato.

L’articolazione dei livelli all’interno del trattamento multidisciplinare viene sviluppata in base ad un progetto terapeutico individualizzato per ogni soggetto.

La cura prevede, inoltre, che gli interventi multidisciplinari integrati possano essere svolti con diversa intensità, (ambulatorio, day hospital, ricovero ospedaliero in fase acuta, residenzialità) valutata e, ricalibrata ciclicamente, in base all’evoluzione di ogni soggetto ma anche alle sue resistenze e difficoltà di cambiamento.

L’équipe è costituita da:

  1. psicoterapeuti esperti nel trattamento psicologico e relazionale dei disturbi del comportamento alimentare che svolgono psicoterapia individuale, di gruppo e con i familiari;
  2. medici e nutrizionisti specializzati nella diagnosi delle complicanze organiche legate al disturbo alimentare e nella riabilitazione nutrizionale/alimentare. Anche gli operatori con competenze mediche condividono l’orientamento psicoanalitico che considera i disturbi alimentari di origine soprattutto psicologica, anche se espressi sul versante corporeo;
  3. psichiatri che, qualora necessario, aiutano il paziente e il suo lavoro psicoterapeutico attraverso un supporto farmacologico.Per consentire una proficua interazione tra varie figure professionali, è necessario una certa conoscenza delle rispettive competenze per evitare eventuali confusioni di ruolo e un linguaggio condiviso frutto di un lungo lavoro di formazione comune.

La priorità di un intervento rispetto all’altro tiene presente il principio di correlazione e integrazione tra mente e corpo e i diversi interventi risultano coerenti ed efficaci, grazie all’adesione delle diverse figure professionali all’orientamento psicoanalitico.La dimensione psicoanalitica non prevede l’eliminazione del disturbo o la rieducazione forzata del comportamento alimentare, ma considera il sintomo come l’unico linguaggio, al momento possibile per il paziente, per esprimere e contenere il dolore.Nel contatto iniziale con le strutture specializzate, i pazienti, a volte, preferiscono mettere da parte il corpo e parlare solo con lo psicologo; altre volte temono il rapporto con lo psicologo e vogliono fare riferimento solo al medico o al nutrizionista per accertarsi che il corpo funzioni.

Ogni figura professionale del gruppo curante contattata dal paziente cerca comunque di creare uno spazio mentale per contenere le angosce di cambiamento tollerando, con l’appoggio del resto dell’équipe, la temporanea e inconsapevole scissione tra mente e corpo delle persone che soffrono di questi disturbi.

L’équipe lavora per diminuire progressivamente le divisioni e restituire al paziente un’immagine di sé unita, tenendone insieme i “pezzi” fino a quando il soggetto non è in grado di farlo da solo. Viene così contrastata la tendenza di chi soffre a cambiare tipo e luogo di trattamento e a mantenere separati i diversi livelli della cura, atteggiamento che segnala una resistenza al cambiamento e all’integrazione. Spesso le famiglie, spinte dall’angoscia, tendono a sostenere questo movimento di fuga sperando di trovare una risposta “magica” al disagio del figlio/a.

I familiari, in questo caso, diventano non utili nel loro posizione perché non aiutano il soggetto a tollerare il tempo necessario per l’attivazione del processo trasformativo di cura.Il modello multidisciplinare integrato a orientamento psicoanalitico pone l’accento sull’accoglienza, sulla rielaborazione della storia del paziente con il recupero dei significati profondi espressi dal sintomo alimentare, sulla riorganizzazione dell’identità, sullo sviluppo delle sue potenzialità e sul cambiamento nel suo rapporto con il corpo e il cibo.

L’obiettivo della Federazione è far recuperare a chi soffre la fiducia necessaria per aprirsi al desiderio di guarire, favorire il confronto contenitivo con chi condivide gli stessi problemi ed essere seguiti attraverso un modello di intervento sufficientemente completo.

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