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Biografia della fame – Amélie Nothomb

Libro anoressia - Biografia della fame - Amélie Nothomb - FIDA Federazione Italiana Disturbi Alimentiari

Testo di Amélie Nothomb, Biografia della fame, Voland, Roma 2005

Rispetto a “Metafisica dei tubi“, “Biografia della fame” è un avanzamento temporale ulteriore nel percorso autobiografico della Nothomb, una sorta di secondo tempo cinematografico.

L’autrice introduce un tema fondamentale della sua esistenza, in modo del tutto originale: la fame. Dice: “La fame sono io” e spiega: “Per fame intendo quel buco spaventoso di tutto l’essere, quel vuoto che attanaglia, quell’aspirazione non tanto all’utopica pienezza quanto alla semplice realtà: là dove non c’è niente, imploro che ci sia qualcosa“.

È la stessa fame che ritroviamo nella lingua che dichiara di parlare “il fraponese”, che è un insieme di due lingue il francese e il giapponese, unite dal piacere, paragonabile a pezzi dei suoi cibi preferiti. È la lingua della quale ha fame, della quale si nutre.

E insieme alla fame c’è la sete, che per l’autrice ha un’importanza altrettanto vitale: “Se scendevo appena all’interno di me, mi imbattevo in territori di un’aridità stupefacente, sponde che attendevano la piena del Nilo da millenni“.

L’autobiografia si svolge in una sorta di percorso circolare e attraversa gli anni del nomadismo familiare in Paesi molto distanti tra loro: dallo strappo dolorosissimo dal Giappone, alla Cina, a New York, al Bangladesh… fino ad attraversare, ormai tredicenne, quello che definisce un “cataclisma” provocato, ovvero l’anoressia.

È il periodo in cui decide di smettere di mangiare e di far sparire la fame tanto amata.
Rimarrà solo il nutrimento delle parole, il dizionario è il nutrimento alternativo, insieme alla lettura che l’accompagna sempre.

Nel punto in cui sceglie ancora una volta di rifiutare la morte, si apre la strada della scrittura.
In una sorta di logica circolare ritornerà nei due luoghi più significativi della sua vita, quelli della sua lingua “fraponese”: il Belgio, dove approda per la prima volta a diciassette anni, e in cui inizia a scrivere, e poi il Giappone ritrovato, che le consentirà di continuare quella che è diventata la sua attività di scrittrice.

Dott.ssa Beatrice Bosi

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