info@fidadisturbialimentari.it

FIDA a Salerno: Fort-Da

FIDA a Salerno: Fort-Da impegnata nell’accoglienza e cura dei pazienti con disturbi alimentari.
Che cos’è Fort Da e come lavora?

Dottoressa Luciana Madaio: «Fort-Da come gruppo di lavoro nasce nel 1998 e dal 2011 è socio fondatore di FIDA. Gran parte del lavoro è incentrato sui disturbi alimentari; oltre alla terapia di équipe in studio per chi soffre di anoressia, bulimia, obesità e altri disturbi del comportamento alimentari, siamo impegnati anche in molte attività di sensibilizzazione e prevenzione. Stiamo collaborando, ad esempio, con lo sportello gratuito di una scuola secondaria di Battipaglia, rivolto ai ragazzi ma anche ai loro insegnanti e genitori. E sempre nelle scuole teniamo periodicamente conferenze sui disturbi alimentari. L’intervento dei professionisti di Fort-Da è molto richiesto anche per le perizie, tanto che abbiamo messo a frutto l’esperienza maturata nel tempo organizzando corsi su abuso e maltrattamento.  Un altro ramo che ci sta molto a cuore è il sostegno familiare, abbiamo diversi terapeuti di  orientamento sistemico relazionale specifico per la famiglia. Grande attenzione viene data anche all’infanzia e all’adolescenza grazie a colleghi opportunamente formati.»

Come avviene l’accoglienza e la cura di una persona che soffre di disturbi alimentari?

Dottoressa Luciana Madaio: «L’iter è questo: quando arriva un adolescente di solito facciamo un colloquio tra il minore e il terapeuta e in un setting separato un altro terapeuta incontra i familiari. La valutazione medica diventa necessaria all’inizio del trattamento quando le condizioni fisiche lo richiedono. Con le persone adulte ci sono due possibilità: la terapia individuale o la terapia di gruppo, sempre naturalmente affiancati dal trattamento medico.»

Chi sono i pazienti che si rivolgono a voi?

Dottoressa Daniela Sollazzo: «Spesso i pazienti arrivano a Fort-Da come ultima spiaggia, a volte arrivano anche solo per sondare, guardare. D’altronde nei DCA  la consapevolezza di avere un problema arriva tardi. Certe volte sono le famiglie che chiedono aiuto e in alcuni casi facciamo terapie solo familiari perché l’adolescente rifiuta di essere curato. I disturbi alimentari sono malattie che in maniera trasversale coinvolgono diverse fasce d’età.»

Come inizia e come prosegue la terapia?

Dottoressa Annarita lo Sasso: «L’inizio della terapia è enigmatico, il paziente pensa ancora di farcela da solo e al primo miglioramento abbandona. Poi dipende dal sintomo, alcuni adolescenti usano anoressia o bulimia per dire “guarda, io ci sono” e stanno più male, in un certo senso, per farsi vedere.  Il nostro medico segue i casi più difficili con una terapia individuale e medica (esami ecc.) ma sia da parte dello psicologo che del medico c’è sempre un accordo terapeutico, un’accoglienza. Arrivano anche casi particolari che presentano insieme ai DCA patologie psichiatriche e lì interviene anche lo psichiatra. Per esempio in situazioni con un disturbo ossessivo compulsivo, psicosi, allucinazioni. Qui si capisce che per noi il lavoro di équipe è fondamentale. L’equipe prende in carico la persona e settimanalmente ridiscute il caso; se si tratta di un minore il tutto è affiancato da un lavoro in parallelo con la famiglia.»

La famiglia è quindi un nodo cruciale della terapia?

Dottoressa Daniela Sollazzo: «Il “lavoro” del genitore sembra sempre più strutturalmente fallimentare, come fai sbagli! Ma qui da noi non esiste nessun tribunale, non siamo qui per giudicare o dare responsabilità, il DCA è comunque una scelta soggettiva. A un genitore non diciamo “hai sbagliato queste 5 cose con tuo figlio, correggile”; cerchiamo invece di capire insieme il sintomo del figlio. A volte si scopre che è l’anoressia della figlia a tenere unita la coppia: come fa un’adolescente in questo caso ad abbandonare il sintomo?»

La prevenzione e la cura anche sui bambini?

Dottoressa Anna Di Genio: «Sì, purtroppo ci sono anche casi di disturbi alimentari a 5-6 anni. Dopo l’incontro con la famiglia per capire il problema si inizia con i bambini, io sono specializzata in terapia con i bambini e riusciamo a comunicare bene anche attraverso il gioco e i disegni in parallelo alla terapia. L’anoressia infantile ha radici in alcune dinamiche familiari, la mamma che afferma “Non mi mangia nulla” la dice lunga, con quel “mi”, sulla difficoltà di separazione; per questo l’esordio del sintomo spesso coincide proprio con l’ingresso a scuola e quindi con l’inizio di una vita più indipendente.»

E come lavorate sul fronte dell’obesità?

Dottoressa Annarita Lo Sasso: «Il problema è grave e molto diffuso ma i genitori stentano a rivolgersi a noi, perché o non vedono il problema o non capiscono che la causa può essere psicologica (non sempre lo è, certamente). Il problema cibo si cerca di risolverlo agendo sul cibo (mangiare di più o di meno). Però se ad esempio la prima cosa che si chiede quando il bambino torna da scuola è “cosa hai mangiato?” invece che “come è andata?” c’è molto lavoro da fare.  Il cibo in certi casi sembra essere il collante del rapporto fra genitori e figli, la prima preoccupazione, un veicolo affettivo e spesso quando questo accade iniziano le difficoltà del bambino nei confronti del cibo.»

FIDA - FEDERAZIONE ITALIANA DISTURBI ALIMENTARI - C.F. 97670130588 - Mappa del sito | Note legali e privacy

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, cliccando su un link o un pulsante o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi