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Inaugurazione FIDA

Anoressia e bulimia: 3 milioni di italiani ne soffrono. In occasione della presentazione della FIDA si è discusso dei modelli di cura e dell’esigenza di rafforzare l’intervento pubblico.

Anoressia e bulimia. Ci si ricorda dei disturbi del comportamento alimentare quando muore una modella o un personaggio famoso racconta di aver sofferto di questo male. Notizie che poi scompaiono rapidamente dalle prime pagine dei giornali. Anche in questi giorni si parla di anoressia.

E’ appena uscito il film indipendente “Maledimiele” diretto da Marco Pozzi che tanta fatica ha incontrato per trovare posto nelle sale cinematografiche. E di recente ha fatto discutere su internet il tweet di Lady Gaga con il quale la star americana ha dichiarato che “le cantanti pop non mangiano”, scatenando l’immediata reazione di nutrizionisti e di associazioni attive nella cura e nella prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare. Ma quale è la realtà di chi convive tutti i giorni con l’anoressia e la bulimia? Quale ruolo giocano i modelli socio-culturali diffusi dai media? In quale modo è possibile intervenire efficacemente per affrontare i disturbi del comportamento alimentare?

Il 19 aprile, a Roma, in occasione dell’inaugurazione della FIDA (Federazione Italiana Disturbi Alimentari) e dell’Associazione DAI (Disturbi alimentari in Istituzione), si sono confrontati sul tema esperti e rappresentanti delle istituzioni: Giovanna Melandri, già ministro per le Politiche Giovanili; Domenico Cosenza, dell’Università di Pavia; Laura Dalla Ragione, del Centro disturbi del comportamento alimentare di Todi, e Anna Maria Speranza, della Sapienza Università di Roma.

La tavola rotonda, coordinata dalla giornalista Ilaria Sotis, ha descritto la diffusione di un fenomeno che in Italia è spesso invisibile agli occhi dell’intera società e che costituisce una vera e propria emergenza nazionale. “I dati del Ministero della Salute sulla diffusione del fenomeno in Italia – ha ricordato la Psicoanalista Flaminia Cordeschi, presidente FIDA e DAI – riportano che quasi 10 ragazze su 100  tra i 12 e i 25 anni  soffrono di questi disturbi, 1-2 nelle forme più gravi. Il rischio di morte è 12 volte maggiore rispetto a quello degli altri coetanei. Complessivamente, anoressia, bulimia e obesità interessano in Italia circa 3 milioni di persone.

Per quanto riguarda il Lazio si stima che circa 50.000 persone siano affette da DCA nella fascia tra i 12 e i 25 anni e circa 100.000 persone presso la popolazione adulta”. I dati fanno riferimento esclusivamente al numero di persone che accedono ai servizi di cura e, quindi, nascondono una diffusione assai maggiore del fenomeno. “Infatti – continua Cordeschi – secondo una ricerca condotta nei Paesi Bassi (2003) e successivamente replicata in Italia, solo 1/3 delle persone con anoressia e addirittura solo il 6% di persone con bulimia giunge all’attenzione dei servizi sanitari”.

Questi dati, però, per quanto drammatici, non sono sufficienti a descrivere l’andamento del fenomeno. A causa, infatti, del tardivo riconoscimento del disagio e del conseguente ritardo nell’intraprendere il processo di cura è in crescita il numero di anni necessario a curare chi soffre di disturbi del comportamento alimentare. “Per la guarigione” – spiega Laura Dalla Ragione – “sono fondamentali due fattori: la precocità dell’intervento – nei primi 3 anni si ottengono risultati molto positivi, successivamente la patologia si cronicizza e diventa molto più difficile guarire, e la continuità delle cure anche in seguito alla fase più acuta del disagio”.

Non sempre, infine, si riesce a guarire da questi disturbi: nel 30% dei casi anoressia e bulimia si cronicizzano anche nei pazienti in trattamento. Domenico Cosenza, responsabile della comunità ‘La Vela’ specializzata nel trattamento degli adulti, ha ricordato il passaggio da forme di anoressia restrittiva (privazione) a patologie dell’eccesso quali bulimia nervosa e obesità, patologia ancora poco studiata sul piano epistemologico nonostante la sua estesa diffusione.

“Altro dato preoccupante – ha aggiunto Laura Dalla Ragione – “è rappresentato dall’aumento degli esordi precoci in età infantile e in pre-adolescenza, anche a 9-10 anni. In Italia, tuttavia, mancano strutture di cura dedicate a fronteggiare questi casi. A Roma, al Bambin Gesù, ci sono solo 6 posti e in altre strutture i bambini vengono assistiti nei reparti pediatrici dove non sempre esistono le competenze necessarie”. Infine, sono in aumento anche i pazienti maschi che soffrono di anoressia e bulimia, e spesso sono assai più ritrosi delle donne a rivolgersi ai centri di cura: sono il 10% sul totale dei pazienti e il 20% presso i giovani tra 13 e i 17 anni. Tra dieci anni – sostiene Laura Dalla Ragione – i disturbi del comportamento alimentare non saranno più un disturbo di genere”.

“A rendere più complesso lo scenario – commenta la Prof.ssa Anna Maria Speranza – si aggiunge il fatto che i sintomi spersonalizzano il paziente.  Spesso, infatti, il sintomo che descrive il rapporto con il cibo – non magiare, abbuffarsi o procurarsi vomito – è solo la manifestazione più evidente di un disagio che deve essere indagato attraverso un percorso personalizzato che prenda in esame il carico il vissuto del paziente. Non è quindi possibile parlare di una cura uguale per tutti”.  “Al contrario – ha ricordato Flaminia Cordeschi – “è essenziale affrontare questi disturbi in equipe, mettendo in rete competenze diverse – psicoterapeutiche, medico-nutrizionali, psichiatriche – e predisponendo ‘spazi’ in cui gli specialisti siano in grado di ascoltare e di indirizzare la persona alla cura senza privarla del suo contesto sociale, familiare e lavorativo”.

Infine, Giovanna Melandri – autrice del libro ‘Come un chiodo’ (Donzelli, 2007) – ha rivendicato il suo impegno come Ministro per le Politiche giovanili nel portare il tema all’attenzione delle istituzioni. L’ex ministro ha ricordato la pubblicazione, nel dicembre 2006, del ‘Manifesto di autoregolamentazione della moda italiana contro l’anoressia’, sottoscritto dalle principali istituzioni della moda italiana, Camera Nazionale della moda e Altaroma e seguito, nel 2008, dall’avvio del progetto nazionale di prevenzione dell’anoressia e dei disturbi del comportamento alimentare.

Attraverso il progetto sono state mappate le buone pratiche di cura esistenti in Italia con l’obiettivo di realizzare attività di prevenzione nelle scuole e interventi di sensibilizzazione nei confronti dei media. “La moda – ha ricordato Melandri – è un pezzo strutturato del sistema produttivo italiano che continua a evocare un paradigma unico di bellezza. Ci sembrava opportuno tentare il sistema di autoregolamentazione piuttosto che scrivere una legge. Malgrado il fallimento parziale di quell’esperienza, sono convinta che  ancora oggi servano al Paese iniezioni di responsabilità collettiva.

Oggi sul corpo delle ragazze e delle bambine si sta consumando una grande questione simbolico-culturale che passa attraverso l’adeguamento o la reazione a modelli uniformanti ed estetici. Per questo è necessario rilanciare l’impegno istituzionale, attraverso un’iniziativa legislativa che consenta la definizione di un testo che riordini la materia su diversi livelli, in particolare sul piano dell’estensione del sistema di cura, individuando, ad esempio, obblighi al servizio sanitario nazionale. Si tratta di un progetto da mettere in cantiere, ha concluso la Melandri rivolgendosi a Flaminia Cordeschi, Presidente della FIDA”.

FIDA

L’esperienza della FIDA, Federazione che riunisce associazioni costituite da psicoterapeuti e altri esperti con lunga esperienza nell’ambito della prevenzione e della cura dei disturbi del comportamento alimentare, nasce dalla volontà di fare rete tra associazioni diffuse sul territorio nazionale che condividono il modello multidisciplinare per la cura dei DCA, ovvero l’uso di competenze diverse (psicologi, medici, nutrizionisti e psichiatri) integrate in un approccio di tipo psicoanalitico. Attraverso un costante lavoro di equipe sono garantiti ai pazienti costi equi e sostenibili, anche per periodi non brevi.

La Federazione costituisce una rete privata a livello nazionale in grado di affiancare le istituzioni pubbliche, spesso con risorse umane ed economiche  insufficienti, nell’affrontare i disturbi del comportamento alimentare.

FIDA è presente in 8 città italiane (Torino, Alessandria, Milano, Verona, Firenze, Ancona, Roma, Salerno) e svolge attività di formazione degli addetti e di prevenzione rivolta a famiglie, scuole, strutture sanitarie. Sul sito www.fidadisturbialimentari.it è possibile trovare tutte le informazioni sui disordini del comportamento alimentare e sulle attività promosse dalla Federazione.

Roma, 20 aprile 2012

Per informazioni: stampa@fidadisturbialimentari.it

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