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Nude per protesta contro la moda: il corpo sexy e il corpo unico

Guardatele: sono donne di ogni età, razza e taglia, che protestano in lingerie, armate di cartelli e sorrisi, contro certe case di moda che impongono certi modelli di corpo.

L’iniziativa “Operation Real Bodies Real Love” dell’associazione About Face si è tenuta a San Francisco davanti ai negozi di intimo di Victoria’s Secret e non sarà l’ultima, promettono gli attivisti. A questi va tutta la nostra simpatia per la volontà di valorizzare un corpo “non standard”, ma un corpo in tutte le sue manifestazioni e forme. Proviamo però a prendere spunto da questa originale manifestazione per alcune riflessioni.

Sexy a tutti i costi?

Quando si cerca di contrastare l’idea del corpo perfetto, si mostrano le imperfezioni come un vanto o come una risposta: “non dovete essere perfetti, accettate di essere imperfetti“, oppure: “non dovete essere magri, potete essere grassi e felici”. Però si finisce inevitabilmente per parlare del corpo a livello sessuale: “le donne taglia 46 sono formose ma sono sexy”, “le curvy sono più sexy delle modelle troppo magre”.

Ma non è forse questa l’origine di tanti equivoci? Di avere sessualizzato in ogni contesto l’immagine delle donne, e ormai anche delle adolescenti? Proprio Victoria’s Secret era già stata al centro di polemiche per la linea di biancheria troppo esplicita destinata alle ragazzine di 15 anni.

Il peso di avere un corpo

Il rapporto con il proprio corpo è complesso e non già dato una volta per tutte. La psicoanalisi insegna che è un rapporto segnato dall’impossibile. C’è sempre qualcosa che non torna, un difetto, un punto cieco, una mancanza. L’essere umano “ha un corpo, ma non è il proprio corpo e questo segna l’impedimento a farne punto di identificazione, la difficoltà a sostenerne il peso”…

La scommessa di ciascuno di noi, allora, non sta tanto nel passare attraverso il riconoscimento sociale (corpo amato perché guardato, accettato, valutato).

Mettere il proprio corpo in mostra, qualsiasi sia la taglia, vuol dire esporlo alla mercé dell’altro, non c’è più niente di nostro, è un corpo offerto allo sguardo e all’uso dell’altro. E, in un mondo senza etica, sappiamo quello che può significare.

Il difetto “amabile”

Forse è proprio a partire da questo punto soggettivo di impossibile che dobbiamo ripartire: fare di questa mancanza una particolarità non contro ma a favore di se stessi.

L’accettazione del proprio corpo passa allora dall’aver riconosciuto, lavorato e attraversato questo punto di mancanza che lo rende imperfetto e per questo ineguagliabile, unico. Il proprio particolare punto di défaillance, il proprio difetto costitutivo (che caratterizza tutti gli essere umani) ci rende unici e, forse, proprio per questo, amabili.

Centro HETA – FIDA Ancona Perugia

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