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Il peso del bullismo nell’obesità giovanile

La recentissima vicenda di Vincenzo, il ragazzino aggredito a Napoli solo perché in evidente sovrappeso sembrava potersi commentare da sola: le immagini che scaturiscono dal racconto di quanto avvenuto fanno serrare gli occhi tanto sembra irreale che un ventiquattrenne cali i pantaloni di un quattordicenne infilandogli una pistola ad aria compressa con un getto violentissimo.

Le ripercussioni sono ormai cronaca, ma lo sconcerto e l’allarme si ingigantiscono quando si ascoltano i commenti di parenti ed amici dell’aggressore che minimizzano l’accaduto, definendolo come uno scherzo finito male.

La reazione immediata può portare, come dicevamo, a chiudere gli occhi, a tentare di negare tali orrori o a non riconoscerne la gravità. E invece è opportuno tenere gli occhi bene aperti, riflettere nel tentativo di individuare strategie ed azioni tese a prevenire episodi del genere.

Siamo concordi nel ritenere, come già detto dal Garante per l’infanzia e l’adolescenza Spadafora, che non si sia trattato di un episodio di bullismo ma di un estremo atto di violenza. Gli atti di bullismo contro giovani obesi e sovrappeso sono, tuttavia, in considerevole aumento.

Secondo alcune recenti ricerche (Puhl et al., 2013; Puhl et al., 2011; Lumeng et al., 2010), il peso del corpo è una delle motivazioni più frequenti per la quale gli adolescenti diventano vittime di bullismo a scuola e nei contesti di socializzazione, rispetto ai casi di bullismo per orientamento sessuale, religione o disabilità. Il termine bullismo deriva dall’inglese “bullying” ed indica un insieme di comportamenti, operati tra pari all’interno di un gruppo, che riguardano un’oppressione psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, da una persona che si sente più potente nei confronti di un’altra, percepita per qualche ragione come più debole.

Accanto ad una forma “diretta” di bullismo che solitamente si traduce in commenti sprezzanti, soprannomi ingiuriosi e comportamenti aggressivi, verbali o fisici, ultimamente assistiamo a forme di “cyber-bullismo” che rimuovono il contatto con la vittima, andando a diffondere menzogne e dicerie attraverso social network come Facebook e You Tube.

Il bullismo è una forma di comportamento aggressivo con alcune caratteristiche distintive. È intenzionale perché il “bullo” mira deliberatamente a ferire, offendere e arrecare danno o disagio. È persistente nel tempo: solitamente l’aggressore pianifica e ripete le sue azioni, scegliendo la vittima, i luoghi e i momenti più opportuni.

Il bullo soddisfa in tal modo il proprio desiderio di intimidire e dominare un gruppo, mettendo in atto dinamiche relazionali con ruoli fissi e prestabiliti, in cui sente di avere potere. Il timore di ritorsioni e l’incapacità di difendersi fanno sì che la vittima, il più delle volte, non riesca a chiedere aiuto, né si confidi con un adulto significativo, piuttosto si sente colpevole e meritevole di un tale trattamento.

È preoccupante che negli ultimi anni episodi di bullismo verso giovani obesi stiano crescendo vertiginosamente a prescindere dal livello socio-culturale di provenienza. Questo dato è particolarmente preoccupante nella misura in cui il numero dei giovani in sovrappeso ed obesi sta aumentando in modo esponenziale. Il corpo grasso con la sua vistosità diventa facilmente oggetto di giudizi e di stigma sociali che portano ad emarginare coloro che non rispecchiano canoni costruiti da miti culturali provenienti principalmente dal mondo dello spettacolo.

A ben guardare non sorprende che i giovani in sovrappeso o obesi siano tra quelli più esposti. Infatti, i fattori di rischio associati alle vittime di bullismo in generale (insicurezza, bassa autostima, vissuti depressivi, isolamento sociale) sono affini alle condizioni psico-sociali generalmente tracciate per le persone in grave sovrappeso. Sembra che il luogo di elezione per il proliferare delle azioni dei bulli sia la scuola. La maggior parte delle prevaricazioni provengono, infatti, dai pari. In altri casi, invece, è una persona adulta a ricoprire il ruolo di “bullo“: affermazioni ingiuriose ed offensive sono spesso messe in atto anche dagli insegnanti, da allenatori sportivi o dai genitori, perdendo così il ruolo protettivo che dovrebbero ricoprire.

Approfondendo la relazione tra bullismo e obesità, alcuni studi (Midei, 2011; Sentenak, 2011; Wang, 2010) hanno collegato il BMI (Body Mass Index) del giovane con il suo coinvolgimento nel ruolo di vittima di bullismo, attraverso una valutazione specifica del rapporto tra situazioni di bullismo e peso corporeo.

Da quest’analisi è stato individuato un indice, il WBV (Weight-Based Victimization), che evidenzia le conseguenze negative per la salute dei giovani etichettati come “obesi”. L’isolamento sociale ed emozionale è una delle situazioni più frequenti che si può verificare, un nemico acerrimo per gli adolescenti in grave sovrappeso, in quanto mina alla base la possibilità di sperimentarsi in rapporti interpersonali intimi ed amicali soddisfacenti.

Specificamente, è stato osservato che un WBV alto rappresenta un fattore di rischio per comportamenti che contribuiscono all’aumento di peso (incremento del consumo calorico, abboffate, perdita di controllo del peso, vita sedentaria), ad esiti psicologici negativi (bassa stima di sé, sintomi depressivi, comportamenti e pensieri suicidari) ed a conseguenze scolastiche nefaste (perdita degli anni scolastici, bassa performance).

Dobbiamo essere cauti nel discutere le conseguenze del bullismo in termini generali perché la qualità dell’esperienza varia da persona a persona. I bambini e gli adolescenti che sono vittime di bullismo corrono il rischio di tendere ad evitare la scuola, le attività sportive, le occasioni in cui ci si relaziona con i pari, privandosi in tal modo di esperienze educative e ricreative importanti. Con l’approssimarsi dell’adolescenza il corpo diventa teatro di cambiamenti e trasformazioni rapidi condizionati fortemente dai vissuti interni. Con questo bagaglio incedibile ci si relaziona agli altri.

Nell’adolescente obeso il cibo può rappresentare il consolatore perfetto e sostitutivo rispetto a relazioni disregolative. Il cibo infatti ha le caratteristiche di essere sempre disponibile e può, seppur temporaneamente, rappresentare un distrattore rispetto a vissuti spiacevoli e difficilmente gestibili.

La vicenda di Vincenzo ci insegna che l’obesità e il bullismo rappresentano insieme un problema pervasivo che deve essere preso in seria considerazione perché può avere conseguenze negative sulla salute psichica, ma anche fisica, di chi ne è coinvolto. L’immagine della persona obesa ci rimanda al paradosso di un corpo vistoso ed ingombrante, troppo pieno, dentro cui si nasconde, ma abita, una persona che forse si sente evanescente e che rischia di scomparire.

È auspicabile che la diffusione su larga scala delle conseguenze della vittimizzazione degli obesi consenta, a coloro che si occupano di tutelare la salute psicofisica dei giovani, di indentificare chi è a rischio e di offrire il supporto e le risorse di aiuto necessarie. In tal senso, bisogna intendere la protezione dalla vittimizzazione dei bambini e degli adolescenti obesi come parte integrante di un lavoro globale quando ci si occupa di obesità giovanile. In caso contrario, può accadere che qualsiasi tipo di intervento o di trattamento finalizzato al miglioramento dello stile di vita possa essere disgregato e destinato al fallimento.

A cura del gruppo di ricerche e studi dell’ADA
Area Disturbi del Comportamento Alimentare.
Dipartimento di Psicoanalisi applicata alla Coppia e alla Famiglia
Centro ADA FIDA Napoli

Midei A.J, Matthews K.A., “Interpersonal violence in childhood as a risk factor for obesity: a systematic review of the literature and proposed pathways” Obesity Reviews, 2011, 12, 5.
Puhl R.M., Luedicke J., Heuer C., “Weight-based victimization toward overweight adolescents: observation and reactions of peers”, Journal School Health, 2011;81 (11): 696-703.
Puhl R.M., Peterson J.L., Luedicke J., “Weight-based victimization: bullying experiences of weights loss treatment-seeking youth”, Pediatrics, 2013, 131, 1.
Lumeng J.C., Forrest P., Appugliese D.P., “Weight Status as a Predictor of Being Bullied in Third Through Sixth Grades”, Pediatrics, 2010, 125,6.
Sentenak M., Arnaud C., “Peer victimization among school-aged children with chronic condition” Epidemiology Review, 2012, 34,1.
Wang J., Iannotti R.J, Luk J.W., “Bullying victimization among under weights and over weights USA youth: differential associations for boys and girls” Journal Adolescent Health, 2010, 47, 1.

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