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“La Storia Infinita” di Michael Ende e l’Obesità

…  Aveva l’impressione che la Storia si fosse già ripetuta migliaia e migliaia di volte, no, come se non ci fosse più un prima e un dopo, ma come se tutto fosse lì per sempre e contemporaneamente.

… Bastiano è un ragazzino piccolo e “grassoccio”, di forse dieci, undici anni. Scappa, sta scappando e d’improvviso spalanca la porta a vetri di una botteguccia. Da dietro un muro di libri, veniva il bagliore di una lampada. In quella luce si levava di tanto in tanto un anello di fumo. C’era un uomo con la sua pipa:

“Come mai ti sei precipitato nel mio negozio facendo tutto quel baccano? da chi scappavi?
Dagli altri?
Quali altri?
I miei compagni di scuola.
Perché
Loro… non mi lasciano mai in pace.
Che cosa ti fanno?
Mi aspettano sempre fuori della scuola.
E poi?
Poi mi gridano dietro delle cose. Mi danno degli spintoni e ridono di me.
E tu li lasci fare?” Il signor Coriandoli osservò un momento il ragazzo con aria di riprovazione e infine domandò: “perché non rispondi loro con un bel pugno sul naso?
Bastiano lo guardò a occhi sbarrati. “No, questo non mi piace. E poi… non sono bravo a fare a pugni.
E come stiamo con la lotta?” volle sapere il signor Coriandoli.
E correre, nuotare, giocare al pallone, far ginnastica? Non sai far nulla di tutto questo?
Il ragazzo scosse la testa. “In altre parole“, decretò il signor Coriandoli, “sei un po’ un pappa molla, eh
Bastiano alzò le spalle.
Ma di parlare sei capace, perché non dici loro in faccia quel che si meritano, quando ti prendono in giro?
Una volta l’ho fatto… 
E allora?
Mi hanno buttato in un bidone della spazzatura e l’hanno richiuso col coperchio. Ho dovuto chiamare per due ore prima che qualcuno mi sentisse
Hmm“, brontolò il signor Coriandoli, “e adesso non ti arrischi più.
Bastiano annuì.
Ma che cosa ti dicono quando ti prendono in giro?” volle sapere il signor Coriandoli.
Oh, un po’ di tutto.
Per esempio?
Maiale, maiale! Seduto sul pitale! Il pitale si rompe e il maiale risponde: ecco il mastodonte!
Non molto spiritoso, per la verità” commentò il signor Coriandoli “e poi, che altro?
Bastiano esitò prima di enumerare tutti gli epiteti che si prendeva: “Matto, svitato, fanfarone, imbroglione… 
Matto, perché
Qualche volta parlo da solo.
E che cosa dici, per esempio?
Mi racconto delle storie, invento nomi e parole che non esistono e roba del genere.
E queste cose te le racconti da solo? Perché?
Ma… perché non c’è nessuno che si interessi di starle a sentire.

Nel dipanarsi della vicenda letteraria di Ende, la Storia di Bastiano, goffo e “grassoccio” cambierà; sarà la lettura (e il termine è improprio, perché egli passerà alternatamente dal ruolo di lettore a quello di personaggio e di protagonista) di questo libro “La Storia Infinita” che lo farà cambiare e farà cambiare la Storia stessa.

Gli farà capire che il “fa’ ciò che vuoi“, che sta scritto sull’amuleto ricevuto in dono, non significa “fa’ quel che ti pare”, ma esorta a seguire la volontà più profonda per trovare se stessi. Che è la strada più ardua del mondo.

Il libro e Bastiano la percorrono, e il ragazzo attraverserà tutti i suoi desideri “falsi” (come un “falso sé”), e passerà dalla goffaggine e “grassezza” alla bellezza e alla forza con apparentemente sempre più avvenire davanti e sempre meno passato alle spalle, fino a quando dovrà fermarsi.

Questo viaggio di “scoperta” (come in un percorso psicoterapeutico), farà in modo che Bastiano incontri e si scontri con se stesso; lo indurrà a lavorare duramente all’interno della propria anima, a non desiderare didiventare un altro ma di essere sé; lo aiuterà ad accettarsi, ad approdare ai desideri “veri” e, finalmente ad amare.

Un libro, come tutti quelli di Ende, apparentemente per ragazzi, esempio di storia di un’anima (e di un corpo), lungo viaggio che conduce all’amore, precipitato di profondo, e alla ricerca delle impronte della propria vita, con la possibilità di leggere o di riscrivere il testo sulla propria, individuale Storia.

I bambini obesi sono spesso descritti come molli (Bastiano viene definito “pappa-molla”), apatici, timidi, pur essendo capaci di reazioni di prestanza sotto forma di collera improvvisa. Altri sintomi, testimoni della sofferenza psicologica, sono spesso associati all’obesità: insuccesso scolastico (Bastiano era stato anche bocciato l’anno precedente), enuresi, che si troverebbe più spesso nelle obesità secondarie (periodo prepubere tra i 10-13 anni).

Si trova spesso l’esistenza di una carenza affettiva (Bastiano aveva perduto la madre). La problematica del pieno e del vuoto vi occupa un ruolo privilegiato, il bambino tenta infatti di colmare la mancanza così crudelmente avvertita. Nella vita fantasmatica del bambino obeso si scopre, abbastanza spesso, un vissuto depressivo più o meno importante, contro cui cerca di proteggersi: il vuoto, la mancanza, l’assenza sono acutamente avvertiti.

L’obesità serve da affermazione dell’Io e prende in maniera concreta il posto dell’immagine dell’Io ideale. Indirizzarsi solo al sintomo dell’obesità è in genere fonte di delusioni, tanto più quanto più la dieta è richiesta di genitori e non dal bambino.

Se è possibile far dimagrire il bambino durante la dieta, riprenderà altrettanto in fretta i chili persi alla fine di quest’ultima. La restrizione calorica, certamente utile ed indispensabile, deve essere accompagnata da una valutazione del ruolo psicosomatico dell’obesità e da una motivazione del bambino a questo trattamento.

Alcune visite terapeutiche o una vera e propria psicoterapia di sostegno sono necessarie L’adolescente, al contrario del bambino, può sentirsi personalmente interessato e, persino, in qualche caso, domandare lui stesso la consultazione. La pressione dell’entourage, del gruppo dei coetanei, della moda, unita alle trasformazioni puberali, possono insieme concorrere a che l’adolescente partecipi attivamente alle consultazioni e alle misure terapeutiche proposte.

L’adolescente obeso ha con il senso di fame un rapporto particolare. In effetti il senso di fame prima di mangiare non si riscontra quasi mai: gli adolescenti sono per lo più incapaci di dire se hanno fame, dato che hanno già piluccato. Quest’ultimo comportamento sembra piuttosto far seguito ad una sensazione imprecisa, indefinibile spesso connotata di malessere o anche ad un bisogno (o ad un piacere) di riempimento boccale, di masticazione e di deglutizione, in una parola di una attività orale incessante.

Inoltre l’assunzione di cibo non comporta un senso di sazietà, ma piuttosto un sentimento di colpa o uno stadio di fastidio ulteriore.

Secondo H. Bruch nell’obesità il disturbo principale non è tanto l’iperfagia, quanto l’inattività. Nell’ambito di questa passività sembrano frequenti alcuni particolari stati d’animo.

Spesso ritroviamo l’idea di noia, senza che si tratti di una vera depressione. D’altra parte la solitudine completa questo senso di noia: l’adolescente si lamenta di un sentimento di vuoto, di inutilità. In altri casi sono descritti stati di ansia con presenza di alcuni tratti di solito a connotazione fobica.

Tutti gli autori segnalano la relativa stabilità dell’obesità attraverso gli anni. Tuttavia l’adolescenza è un periodo privilegiato in cui la motivazione terapeutica può diventare personale (e non più genitoriale), in cui le modificazioni psicodinamiche possono favorire la terapia e in cui la pressione dell’ambiente circostante è forte.

La Bruch constata, come altri, che spesso l’assunzione di cibo non corrisponde ad una sensazione di fame ma ad una condizione del tutto diversa. La fame sembrerebbe essere uno stato fisiologico mal discriminato, così come la sazietà.

Gli adolescenti obesi di fronte a qualunque stato di tensione indifferenziata sia che si tratti di fame, ma anche di noia, di solitudine o di malessere fisico, hanno la tendenza ad assumere del cibo. Queste ipotesi sono convalidate da alcune constatazioni cliniche: la fame determina raramente l’assunzione del cibo, come nell’atto di piluccare, ad esempio. Ugualmente anche la sazietà viene spesso misconosciuta. Inoltre sensazioni diffuse, come noia o malesseri vaghi, inducono a mangiare.

Altri autori vedono, in queste condotte alimentari accompagnate da obesità, la testimonianza di una fissazione difensiva alla pulsione orale: “La soddisfazione della fame è il prototipo della soddisfazione istintuale” (Kreisler).

L’importanza dell’oralità e dell’incorporazione nell’adolescenza è stata ben sottolineata da P. Blos che parla di vera “fame d’oggetto”: “la sensazione di fame e la tendenza a rimpinzarsi di cibo non sono che parzialmente causate dall’accrescimento fisico dell’adolescente. Si possono notare cambiamenti significativi correlati all’aumento o al declino della fame d’oggetto primitiva, cioè della funzione incorporativa”.

Quando questa fissazione alla fase orale diventa eccessiva sembra avere diverse funzioni: fattore di lotta contro la depressione, di resistenza alla sessualità, di freno all’elaborazione mentale. Sono di frequente riscontro, nell’adulto obeso, elementi depressivi.

Nell’adolescente obeso la depressione o per lo meno la noia sono in primo piano. Questa tematica copre spesso le carenze nell’elaborazione del narcisismo, che quindi l’obesità maschera. La tematica depressiva è essa stessa in stretto rapporto con il versante narcisistico, in ragione dei suoi sentimenti di vuoto, inutilità e mancanza.

La stessa immagine del corpo è, come il corpo obeso, spesso ipertrofica, voluminosa: il corpo obeso, gonfio, dà all’adolescente un sentimento di sicurezza di sé, di sicurezza interna, senza il quale egli non esisterebbe. L’obesità sembra avere costantemente un doppio ruolo: “protettivo contro l’ambiente circostante e garanzia di integrità e di valore dell’immagine di sé” (D. Marcelli e coll.).

Da questo punto di vista l’obesità nell’adolescenza rischia di costituire un fattore di blocco per i processi psicodinamici propri di questo periodo; ciò può comportare, nell’ulteriore evoluzione dell’individuo, un congelamento più o meno definitivo delle capacità di adattamento e relazionali e, al di là di queste, dell’organizzazione fantasmatica e difensiva: l’obesità rischia allora di divenire una sorta di equivalente di un meccanismo di difesa.

La psicoterapia, individuale o di gruppo, necessita secondo H. Bruch di un complesso gioco di regolazione il cui obiettivo essenziale è di restituire all’adolescente “la coscienza dei sentimenti e delle pulsioni che nascono in lui insieme alla possibilità di imparare a riconoscerle, soddisfarle o ad utilizzarle in modo pertinente”.

Per H. Bruch una tale presa di coscienza del corpo può fare la sua comparsa, inizialmente, in tutta un’altra area rispetto a quella dell’alimentazione e costituisce l’obiettivo prioritario, mentre il dimagrimento costituisce quello secondario: “I progressi nei confronti di una obesità fluttuante ed antica non possono misurarsi in temine di peso ma unicamente in termini di capacità globale. Solo un migliore adattamento personale può favorire la regolazione del peso e viceversa. Questa regolazione non potrà essere considerata riuscita e positiva se non dopo il conseguimento del dominio sugli altri elementi del comportamento pulsionale”.

A cura del gruppo di ricerche e studi dell’ADA
Area Disturbi del Comportamento Alimentare.
Dipartimento di Psicoanalisi applicata alla Coppia e alla Famiglia
Centro ADA FIDA Napoli
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